
giovedì 23/07/09: Sinop, Samsun, Amasya – 270 km
(tappa di trasferimento)
Di buon’ora facciamo una bella colazione con i nostri due amici e per le nove e mezzo siamo già seduti sulla moto. Decidiamo di andare a vedere il faro di Sinop sul Mar Nero: si trova a venti chilometri ad ovest della città ed è un po’ sperduto nelle campagne lungo la costa. Sulla strada quasi sterrata, percorsa per arrivare al faro, troviamo un sacco di testuggini di terra e dobbiamo fare attenzione nella guida per evitare di cadere o far loro del male. Appena arrivati immortaliamo il panorama con il faro e per la prima volta da quando ce l’ho, mi cade la moto!!! Fortunatamente cade lentamente da fermo mentre la sto togliendo dal cavalletto centrale, ma la cosa spiacevole è che il mio Giessone cade sulla piccola Honda di Tunçay! Che figuraccia…! Meno male non è successo niente; insieme ispezioniamo le moto: la mia non ha neanche un graffio, la sua uno piccolo sulla valigia laterale. Scocciato e fortemente dispiaciuto mi scuso più volte con Tunçay, che mi sorride tranquillo e mi dice: “No problem, Nicola, no problem!”. 
Bene, ripartiamo! La strada che costeggia il Mar Nero fino a Samsun è stupenda: tutta tornanti fra colline boscose e promontori sul mare, spettacolare! Ogni tanto troviamo il solito cantiere aperto e ci facciamo un po’ di sterrato, niente di paragonabile a quello vicino a Kastamonu. Ad una sosta per la benzina, facciamo due chiacchiere col gestore che offre a tutti un buon çay e quando scopre che io e Silvia siamo Italiani inizia a farci l’elenco delle squadre di calcio: “Milan, Inter, Giuentus, Udinese, Roma, Florentina… Fatih Terim!!!”
Poco prima di pranzo arriviamo a Samsun, decisamente più grande e trafficata di Sinop e apparentemente più ricca. Qui salutiamo i nostri amici che decidono di proseguire lungo la costa fino a Ordu mentre noi rientriamo andando verso Amasya, altra città ottomana dove staremo per due notti.
La strada non è male: un po’ di cantieri ogni tanto, ma ormai inizio a fare l’abitudine al pietrisco sull’asfalto, ai tratti sterrati e alle buche sparse.
Alle cinque del pomeriggio arriviamo ad Amasya, piccola città che si trova in una gola lungo il fiume Yesilirmak. Il centro storico vero e proprio è lungo una sponda, caratterizzata appunto da tante piccole case in stile ottomano perfettamente conservate. Ormai quasi ogni edificio è un albergo o un ristorante, tolte ovviamente le moschee e l’hamam.
La ricerca dell’hotel è abbastanza rapida. Infatti nel giro di mezz’ora ne troviamo uno nel centro storico. Siamo anche fortunati, visto che ci danno la suite quasi al prezzo di una stanza normale! Tutto contento torno da Silvia che mi aspetta alla moto sulla strada e la trovo seduta insieme a degli anziani signori che cortesemente le hanno offerto un çay e che parlano del nostro giro, ovviamente a gesti e poche parole, giusto i nomi delle città. In albergo ci rinfranchiamo per bene con una bella doccia idromassaggio e per la cena ci scegliamo un bel ristorantino dove mangiamo due bei piatti a base di carne, verdure, riso e yogurt. Dopo mangiato, passeggiata rilassante ammirando le luci della città lungo il fiume e tutti i minareti delle moschee completamente illuminati. Notiamo che Amasya è meta di turismo quasi esclusivamente turco e di un certo livello! Le auto non sono le solite carrette e le persone sono molto ben vestite… Forse è anche un po’ troppo chic per la nostra piccola avventura, visto che l’obbiettivo più lontano è Van, vicino all’Iran e all’Iraq, lontano dalle mete turistiche più battute.
